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Le feste

Le tradizioni popolari, sono strettamente legate ai metodi di vita delle comunità e degli ambienti di esistenza dove il rapporto con la natura è più diretto. C’è una corrispondenza che rivela un adattamento ai ritmi naturali con l’intento di rispettarne la scansione e la legge,avvertendosi come parte costitutiva di essi.Degli antichi riti pagani non è rimasta traccia; in primo luogo perché Jerzu si costituisce come comunità in piena età cristiana; in secondo luogo perché tutto ciò che era rituale pagano, soprattutto con riferimento alla pronuncia e ripetizione di formule che presupponiamo di profondo valore magico-simbolico, è stato sostituito da implorazioni e preghiere di religiosità cristiana.Menzioniamo qui di seguito alcuni dei riti religiosi (molti dei quali non più praticati) documentati da uno scritto di Don Antioco Pisano ai primi dell’Ottocento. Ottenuta annualmente dal Procuratore della Causa Pia la somma di quindici scudi, i sacerdoti di Jerzu si preparavano ad assolvere una serie di impegni di forte eco religioso che per la logica dei nostri tempi non avrebbero avuto ragion d’essere.

Scorcio di Cuccureddu
Cuccureddu nel 1910

Si cominciava la prima domenica di Settembre con S.Emiliano e nello stesso mese più precisamente il 14 si venerava S.Barbara. Nel mese di Ottobre si celebravano tre festività il 2 L’Angelo Custode, il 19 Santa Isabel e il 25 S.Caterina Martire.

L’ 8 Dicembre si festeggia ancora oggi L’immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, proclamata così l’8 Dicembre 1854 da Pio IX (la donna vestita di sole esente dal peccato originale, tutta pura cioè immacolata).Il rito puramente religioso ma di alto spessore sacrale, coinvolge tutta la comunità che accompagna per le vie del paese la processione la cui statua è portata a spalle per l’intero percorso da alcuni fedeli. Durante la processione la recita del Rosario si svolge in forma di canto in dialetto prettamente Jerzese alternando voci femminili a quelle maschili e tramandato da prima dell’Ottocento sino ai giorni nostri. Subito a seguire vi è la S.Messa che ne conclude il rito.

Il 13 Dicembre era la volta della festa di S. Lucia.

Statua in cartapesta
Immacolata Concezione

Il 17 Gennaio si festeggia S.Antonio Abate. Questo santo,che sembrerebbe di casa nostra, era invece nato in Egitto, sulle rive del medio Nilo e fino ai vent’anni condusse una vita innocente sotto la tutela dei genitori e di una sorella. Rimasto orfano, sentì il richiamo alla perfezione nelle parole evangeliche, e visse una vita in totale povertà donando tutto ciò che aveva e poteva guadagnare ai bisognosi. Morì vecchissimo ultra centenario nel 356. La sua festa, a Gerusalemme, si celebrava già nel V secolo. La tradizione copta, siriaca e bizantina indicava come giorno della sua morte il 17 Gennaio. A questa data la festa venne introdotta anche a Roma nel XII secolo. Pochi santi ebbero la popolarità di S.Antonio Abate, invocato per la salute del corpo specialmente contro quella afflizione nota ancora oggi come “fuoco di S.Antonio”. Nelle campagne poi gli venne affidata la protezione del bestiame.Il simulacro del Santo viene portato in processione per le vie del centro storico insieme a quello di S.Sebastiano, scortati dal corpo di polizia rurale in alta uniforme e illuminato dalle fiaccole dei fedeli che recitano il rosario cantato, intervallato da brani suonati della banda musicale. Anche il gruppo folkloristico, che veste l'antico costume jerzese, rende omaggio ai due santi. Segue la funzione solenne della S.Messa che conclude il rito religioso. Per il Santo Francescano viene allestita nella piazza Europa (Regaliu) un enorme bracere che ospita un falò le cui fiamme si alzano altissime. Il rito è puramente pagano ma si tramada da antiche generazioni. I cacciatori, offrono il cinghiale con le fave accompagnati dall'immancabile vino Cannonau.

Festività 17 Gennaio
Statua lignea S.Antonio Abate coll.V.Lai

Il 20 Gennaio si festeggia S.Sebastiano Nel documento di Don Antioco Pisano primi dell’Ottocento, pare che la festa del santo, si svolgesse la prima domenica di Novembre. Il calendario universale della Chiesa ha mantenuto invece nel 20 Gennaio la memoria di uno dei più popolari Martiri di ogni tempo. Poche e incerte sono le notizie sui suoi trascorsi storici. Di certo sappiamo che egli venne martirizzato a Roma nel 288 e fu sepolto nel cimitero ad Catacumbas, nel luogo dove sorgerà poi la Chiesa di S. Sebastiano fuori le Mura. La Depositio Martyrum, che risale all’anno 354, precisa la data di quella sepoltura: un 20 Gennaio. In una sua opera autentica S.Ambrogio grande vescovo di Milano accenna a Sebastiano come nato a Milano da padre Narbonese e di famiglia cristiana. Il giovane cavaliere milanese, ardito e piacevole, tanto caro all’imperatore quanto al Papa, aveva percorso con successo la carriera delle armi. La leggenda Aurea narra Portava il mantello cavalleresco acciò solamente che elli confortasse l’anime de’ cristiani le quali credea venire meno ne li tormenti.Cavaliere quindi non per vocazione né per ambizione ma per missione di consolatore e di conforto nella fede. La leggenda narra che l’imperatore Diocleziano accortosi della sua fede cristiana comandò che fosse legato in mezzo alla piazza e giustiziato dai cavalieri con uno scoccare incessante di frecce che ne ricoprirono il corpo. Il rito religioso si svolge assieme a S.Antonio Abate con grande partecipazione di folla. Per quanto concerne il culto civile, davanti al sagrato della chiesa, subito dopo la funzione religiosa vi è la consuetudine di distribuire le arance, le fritelle e le salsicce arrosto, offerte dai commercianti. Una sorta di grande banchetto che si protrae sino a sera inoltrata nell'attesa dei fuochi pirotecnici che ogni anno illuminano la vallata ai piedi del paese riscaldando i cuori della gente.


Martirio S.Sebastiano

La prima domenica di Maggio si festeggia La Madonna delle Grazie. In un documento del 1710 compare per la prima volta la festa della Madonna delle Grazie che si articolava in due festività fondate dal venerabile Don Giovanni Antonio Melis, una nella chiesetta settecentesca di Pelau dedicata alla Madonna e l’altra nella parrocchia di Jerzu. Ogni anno si macellavano, nei giorni di festa, dei montoni e dei caproni e nel 1875 addirittura un bue. Fino a qualche decennio fa, la vigilia della prima domenica di Maggio, il simulacro della Madonna lasciava Jerzu, accompagnato dai carri adorni di fiori, per la sua chiesetta di Pelau dove con grande concorso di gente si rinnovava l’atto di venerazione alla Vergine in ricordo del voto dell’antico vicario di Jerzu. Oggi le macchine hanno sostituito i carri nel sacro culto della processione ma la festa conserva il fascino del rito secolare. La sera della domenica il simulacro rientra in paese, dove viene atteso dal corteo religioso alla periferia sud in località Papa Bisu. Da qui la statua viene presa a spalle e riaccompagnata nella parrocchia di S.Erasmo. Dal documento ottocentesco di Don Antioco Pisano si evince che vi era un’altra ricorrenza allora festeggiata sempre nel mese di Maggio, nella fattispecie il 16 si celebrava San Giovanni Nepomuceno. Festa di Pelau, più comunemente detta festa delle Madonna delle Grazie, (primi di maggio). E’ una festa che si articola in tre giorni. Il primo giorno la Santa viene accompagnata dai fedeli dalla chiesa di Sant’Erasmo, dove si trova tutto l’anno verso la chiesetta campestre in località "Pelau Mannu". Qui si svolgono i festeggiamenti religiosi e popolari. Il secondo giorno si svolgerà una processione in cui i fedeli faranno alcuni giri attorno alla chiesa per poi rientrare nuovamente in chiesa. La domenica dopo la Santa Messa il Simulacro sarà accompagnato dai fedeli alla Chiesa di Sant’Erasmo a Jerzu, dove la notte continueranno i festeggiamenti.

Statua lignea
La Madonna delle Grazie

Il 2 Giugno si festeggia il Patrono S.Erasmo Il suo nome di origine greca ha il significato di “desiderato” o meglio “amato”. Sant’Erasmo fu vescovo di Formia in Campania e svariate sono le leggende che aleggiano attorno alla sua figura. Una delle quali racconta che fu vescovo in Asia minore, nella Siria e che per sfuggire ai persecutori fosse stato rapito da un angelo e portato in Dalmazia. Qui convertì molti pagani prima di essere scoperto e catturato. Nuovamente un angelo lo salvò trasportandolo sulle coste della Campania. Le sue reliquie sono a Formia ma nel IX secolo, quando la città fu distrutta dai Saraceni le reliquie vennero trasferite nella non lontana Gaeta dove Erasmo è tutt’ora venerato come patrono. La festività prettamente religiosa, fino a pochi anni fa era connessa alla celebrazione del sacramento della Cresima che il vescovo impartiva ai giovani cresimandi. L’atmosfera che si respirava era di alto valore religioso e sacro. Attualmente la statua del Santo viene portata in processione a spalle per le vie del paese e il rito viene concluso con la celebrazione della Messa.

Patrono del paese
S.Erasmo

Il 13 Giugno si festeggia S.Antonio E’ la festa che viene ricordata con maggior precisione e dovizia di particolari che allora come oggi si celebra il 13 Giugno nella sua chiesetta campestre. Nel ricordare questa festa, don Pisano precisava che nella chiesa rurale si teneva anche un’altra festa in onore della Madonna d’Itria con solenne processione. Questa notizia riscuote grande interesse e consentirebbe di far risalire la costruzione della chiesa all’epoca bizantina dato che vi si festeggiava la Madonna venerata profondamente proprio nella chiesa greca. Il Santo di Padova fu un personaggio veramente internazionale anche per le vicende biografiche. Nato a Lisbona (Portogallo) verso il 1195, prima di indossare il saio francescano era entrato nell’Ordine agostiniano all’età di 15 anni, dove studiò profondamente le Scritture che gli valsero l’appellativo di Arca del Testamento. Attratto dalla semplicità e umiltà dei primi francescani decise di entrare nell’ordine e quando nel 1220 giunsero in Portogallo le reliquie dei cinque francescani martirizzati in Marocco chiese di entrare nell’ordine dei mendicanti e di andare missionario in Marocco. Arrivato sulle coste dell’Africa si ammalò e venne rimbarcato. Una tempesta diresse la nave sulle coste della Sicilia e visse per qualche tempo in convento a Messina. Condotto ad Assisi nel 1221 conobbe San Francesco. A Forlì nel corso di un ordinazione sacerdotale gli fu chiesto di predicare e tutti ne furono stupiti. La sua dottrina appariva così solida e profonda che San Francesco amava chiamarlo “il mio Vescovo”. Predicò anche a Rimini e Verona. Nella Quaresima del 1231, fu colto da un malore nel romitorio di Camposampiero. Fu trasportato a Padova. Spirò il 13 Giugno 1231 all’età di 36 anni. La festa di Sant’Antonio è la più amata dagli Jerzesi. Una tre giorni di preghiera e divertimento che ne assorbe l'intero week end. Il Primo giorno (giovedì sera), il santo, terminato il rito della S.Messa, viene accompagnato in processione dalla chiesa di Sant’Erasmo a quella dedicata al Cuore Immacolato di Maria in San Sebastiano, che si trova nella parte alta del paese(Cuccureddu). Da quest’ultima generalmente, alle 18, del venerdì, avrà luogo il pellegrinaggio verso la chiesa campestre omonima che dista alcuni Km da Jerzu. Il Santo viene trasportato in spalla dai fedeli, al suono delle launeddas, e al canto del rosario. Dopo circa due ore, viene accolto dalla gente nella chiesetta campestre in cui si svolgerà la funzione della Messa al termine della quale inizieranno i festeggiamenti per i due giorni successivi. La domenica sera il santo rientra nuovamente in paese sempre accompagnato dai fedeli facendo il percorso inverso.I festeggiamenti proseguiranno la notte nella piazza Europa.

Festività 13 Giugno
S.Antonio da Padova

Il 24 Giugno era la volta di San Giovanni Battista. In tutti i vicinati si accendevano grandi falò alimentati dalle felci fatte seccare, utilizzate per il Corpus Domini. Rito di chiara derivazione pagana, che si riallaccia al culto del Fuoco inteso come elemento primordiale fonte di ogni beneficio, oggi viene associato alla festa di S.Antonio Abate. Dopo aver giocato a lungo sui cumuli di felci i diversi gruppi di ragazzi gareggiavano nell’alimentare “is fogonis” (i fuochi) facendo in modo che durassero di più rispetto ai gruppi rivali. Intorno ai fuochi si raccoglievano i popolani che saltando per tre volte sulle fiamme pronunciavano in nome del Santo una formula orgiastica con la quale si invocava l’amante desiderato. Strettamente unito al rituale amatorio, in questa occasione si celebrava anche il rito dell’amicizia: molti ragazzi si proclamavano vicendevolmente compari, promettendosi reciproco rispetto.

Festività 25-26 Luglio
S.Giacomo e S.Anna

Il 25 e 26 Luglio si festeggiano S.Giacomo e S.Anna Anche questa festività menzionata nei documenti dell’Ottocento, è rimasta inalterata nel corso dei secoli. Fino a qualche decennio fa era questa la festa più grande e sentita nel paese, ruolo che attualmente è destinato alla festa di S.Antonio. S.Giacomo fu il primo fra gli apostoli di Gesù Cristo ad essere martirizzato al tempo in cui a Gerusalemme regnava il re Erode. S.anna moglie di Giovacchino era la madre della Vergine Maria. La sua festività in precedenza era separata da quella di S.Giovacchino ma attualmente il nuovo calendario li riunisce nello stesso giorno.

La statuta è adagiata all'interno di una teca
Vergine Assunta

Il 15 Agosto si festeggia L’Assunta E’ la grande e universale festa della Vergine, di cui si celebra in questo giorno il “transito” cioè il passaggio dalla vita terrena alla gloria dei Cieli. La festa oggi ha assunto la denominazione di “Ferragosto”, in ricordo delle antiche “Feriae Augusti” cioè vacanze del mese di Agosto. In Oriente la festa della Madonna di Ferragosto veniva già celebrata ne V secolo, in ricordo della “Dormitio” cioè “addormentamento” della Vergine. Due secoli dopo a Roma, la festa era già dedicata a commemorare l’Assunzione di Maria. Il dogma della Vergine Assunta venne proclamato nell’anno giubilare del 1950 dal Sommo Pontefice Pio XII in comunione e con l’approvazione dei Vescovi di tutto il mondo cattolico. Nel paese di Jerzu il giorno dell’Assunta rappresenta uno dei momenti più alti e sacri dell’intero calendario liturgico. La partecipazione di tanti fedeli testimonia la grande devozione e il più alto rispetto verso Colei che ha generato nella propria sostanza il Verbo incarnato. La statua della Vergine che durante l’intero anno staziona nella prima capella a lei dedicata, rivive nell’amore dei fedeli, che per mano delle socie viene con meticolosa cura, ripulita dai segni del tempo e adornata di nuove vesti, dei fiori e delle catenine, braccialetti, anelli d’oro che simboleggiano i voti espressi dai credenti in cambio di una grazia richiesta o ricevuta.

 

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